Omelia per il 50º di ordinazione presbiterale del P. Mario Pezzi

13 Aprile, 2019

Il 18 Marzo 2019 -Vespri della Solennità di San Giuseppe – padre Mario Pezzi, presbitero dell’equipe internazionale responsabile del Cammino Neocatecumenale, ha compiuto 50 anni dalla sua ordinazione sacerdotale.

Durante quasi 50 anni, P. Mario ha accompagnato Kiko Argüello e Carmen Hernández in questo carisma ispirato dallo Spirito Santo e riconosciuto dalla Chiesa.

In occasione di questo anniversario, il 19 marzo, P. Mario ha celebrato un’Eucaristia nel Seminario Redemptoris Mater di Roma. Era accompagnato da Kiko, Maria Ascensión Romero (membro dell’equipe responsabile del Camino a partire dal 2018), dal rettore del seminario e dai formatori. Hanno partecipato anche numerosi sacerdoti, alcuni seminaristi e altri invitati speciali.

L’8 aprile, sempre per celebrare il suo 50 ° anniversario di ordinazione sacerdotale, P. Mario ha presieduto un’altra Eucaristia nel Seminario Redemptoris Mater di Madrid. Vi hanno partecipato di nuovo Kiko e Maria Ascensión, il rettore, l’equipe di formatori e dei sacerdoti, seminaristi e anche alcuni ospiti speciali.

Per il vostro interesse, riproduciamo qui di seguito l’omelia che P. Mario Pezzi ha pronunciato in spagnolo in questa Eucaristia di rendimento di grazie per i suoi 50 anni di ordinazione sacerdotale:

Azione di grazie a Dio per i cinquant’anni di Ordinazione Presbiterale

Carissimi fratelli, anzitutto ringrazio Kiko e Ascension della loro presenza, il Rettore e i formatori del seminario Redemptoris Mater, i presbiteri e seminaristi presenti, gli invitati speciali e quanti avete voluto unirvi a me, per rendere grazie a Dio, del dono del 50º anniversario della mia Ordinazione Presbiterale.

50 anni fa, sono stato ordinato nella Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, di Gottolengo, Brescia, la sera del 18 marzo, accompagnato dei miei genitori e parenti, dei miei Superiori e confratelli Comboniani, e da tanti parrocchiani. Sono stato ordinato dal Vescovo ausiliare di Brescia, Monsignor Pietro Gazzoli, essendo parroco Don Francesco Vergine, che per grazia di Dio, ha finito i suoi giorni come direttore spirituale di questo Seminario. Il giorno seguente, il 19 marzo, solennità di San Giuseppe, ho celebrato la Prima Messa

“Come rendere grazie a Dio per tanti doni che mi ha fatto. Innalzerò la Coppa della Salvezza e invocherò il nome del Signore”. In questa solenne celebrazione dell’Eucaristia, alzeremo tutti insieme la coppa della Salvezza e renderemo grazie a Dio per tutti i suoi benefici in questi 50 anni.

Per rendere grazie al Signore dopo cinquant’anni di presbiterato, sono quasi costretto a farvi partecipi di alcuni fatti della mia vita. Vicino a Kiko ho imparato a parlare a penellate, spero di non essere troppo pesante.

Di origini umili, nella mia vita non ho avuto doni straordinari di visioni o rivelazioni, ma fin dai primi anni ho sperimentato la presenza del Signore che mi ha colmato di tanti doni e mi ha guidato e condotto per mano dai primi anni di vita fino a conoscere Kiko e Carmen, il Cammino Neocatecumenale nella mia comunità di San Giovanni di Dio, fino a diventare Presbitero dell’équipe di Kiko e Carmen dall’estate del 1971.

Molte volte in questi anni mi sono chiesto perché il Signore mi abbia chiamato a svolgere il ministero presbiterale, nell’équipe di Kiko e Carmen: e ho trovato l’unica risposta nella fantasia e nel senso dell’umore, del Signore, al quale piace fare le cose rompendo i nostri schemi umani.

Sono una persona di costituzione fragile, educato ad una vita regolare e ordinata, senza capacità o doni speciali, direi una persona normale, messo a collaborare con due giganti della fede, Kiko e Carmen, colmi di numerosi doni speciali dati loro da Dio, in vista della loro missione nella Chiesa di oggi.

Immerso all’improvviso in una vita di stile bohemienne, senza orari fissi ma costantemente variabili, ogni volta imprevedibili, vivendo giorno per giorno lasciandoci condurre dalla volontà di Dio.

Nei primi anni ho passato momenti di crisi, ma sempre mi ha sostenuto la certezza che sia stato Dio, attraverso i fatti della mia storia fino dall’infanzia, a prepararmi ad essere Presbitero dell’équipe degli Iniziatori del Cammino Neocatecumenale, quantunque molte volte non mi sentissi all’altezza della missione. Oggi dopo cinquant’anni della mia Ordinazione presbiterale, senza troppa presunzione, ne ho la certezza.

La prima lettura dal profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me”

Ho scelto la prima lettura dal profeta Isaia, perché l’avevo scelta per la mia prima Messa cinquant’anni fa, il giorno dopo l’Ordinazione.

“Lo spirito del Signore Dio è su di me

perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;

mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,

a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libertà degli schiavi,

la scarcerazione dei prigionieri,

a promulgare l’anno di misericordia del Signore ,

per allietare gli afflitti di Sion”.

Fin dagli anni della formazione mi colpiva il fatto di poter partecipare allo stesso potere di Gesù Cristo il quale lasciandolo gli apostoli disse:

«Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Il pensiero di poter dire a una persona “Ti sono perdonati i tuoi peccati, va in pace”, il potere di far presente e partecipare alla Passione, morte e Risurrezione di Gesù Cristo nella Celebrazione dell’Eucaristia, l’ho sempre visto come un grande dono del Signore .

In questi anni celebrando assieme a Kiko e Carmen i differenti passaggi che marcano l’itinerario neocatecumenale, sono sempre stato sorpreso nel constatare il potere di Gesù Cristo che attuava davanti ai nostri occhi, cambiando poco a poco la vita delle persone, ricostruendo persone distrutte, rafforzando i matrimoni, donando l’apertura alla vita e l’educazione alla fede dei figli, lo zelo missionario Molte volte ho pensato: magari la Chiesa si rendesse conto del potere che le ha dato il Signore, di generare figli di Dio, come ripeteva spesso Carmen di riaprire il seno della Chiesa, la vasca battesimale, che ha il potere di seppellire l’uomo vecchio e dare alla luce i figli di Dio per il nostro tempo.

Il Vangelo di Matteo: San Giuseppe e la nascita di Gesù.

In questi anni alcune volte mi sono chiesto cosa volesse dire il fatto di essere stato ordinato alla vigilia della solennità di San Giuseppe. In occasione della celebrazione del 25º della mia Ordinazione Presbiterale, il Signore mi ha illuminato sulla figura di San Giuseppe e della sua prossimità nella mia vita di presbitero, nell’équipe di Kiko e Carmen.

Come abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi, San Giuseppe è venuto a trovarsi in una situazione tragicamente imbarazzante, quando scoprì che la Vergine Maria sua sposa, di ritorno dalla visita alla cugina Elisabetta, era incinta.

Immaginiamo la sofferenza e lunghi silenzi di Giuseppe e Maria, in una situazione umanamente incomprensibile. Il Vangelo dice: “Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”. Solo un angelo del Signore, apparsogli in sogno, dicendogli “non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. riporta la serenità tra Giuseppe e Maria.

Kiko e Carmen a questo proposito ci raccontarono un Midrash, in cui Giuseppe dopo il sogno, dice a Maria: “ma perché non me lo hai detto prima, io ti avrei creduto”. E Maria in risposta: “ E chi ero io, per interferire tra te e Dio”.

Vi ho raccontato questo Midrash perché ritengo che qui sta il segreto dell’équipe degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko e Carmen. Come ho accennato nel giorno del funerale di Carmen, ciascuno di loro ha vissuto un forte rapporto personale con Dio, cercando di obbedire alla sua Volontà, anche quando si creavano situazioni di apparente conflitto. E assieme a loro in questi cinquant’anni, anch’io ho imparato a obbedire a Dio.

Papa San Giovanni Paolo II nella Enciclica “Redemptoris Custos”, sulla figura di Giuseppe, ha affermato che è stato un uomo che non ha voluto condurre la propria vita, realizzare un proprio progetto di vita ma si è lasciato condurre del Signore. La Vergine Maria ha risposto all’Angelo: “Si compia in me la tua Parola”; e più tardi alle nozze di Galilea ha detto ai servi “fate quello che lui vi dica”, Giuseppe, all’Angelo che per tre volte lo visita e gli manifesta la volontà di Dio, rispetto al prendere Maria come sposa, alla fuga in Egitto e poi al ritorno in Nazareth, non risponde nulla, ma fa: ubbidisce.

Anch’io, salvando le distanze, come Giuseppe mi sono visto in una storia che mi supera, sono stato chiamato da Dio per riconoscere nel Cammino, che non veniva da me, non era figlio mio, l’opera dello Spirito Santo. Una missione, che anche se nell’ombra, era molto importante. Per questo nel Cammino la presenza del Presbitero, anche se non appare come il factotum, è molto importante, perché è colui che riconosce l’opera del Signore e ha la missione di unire il carisma all’Istituzione della Chiesa.

La Liturgia di oggi ci manifesta che ci troviamo inseriti in una Storia che ci supera, una storia di salvezza, che Dio ha fatto con un popolo concreto, il popolo di Israele, e promette a Davide un discendente, e Giuseppe è il tramite che lega Gesù; alla genealogia di Davide, di Israele. Così anche attraverso di noi il Signore porta la sua salvezza, il suo amore a questa generazione.

Per questo oggi sento di cantare con tutte le forze che mi rimangono nella Eucarestia, per rendere grazie al Signore, assieme a tutti voi. Nella storia di Israele piena di peccati e di infedeltà brilla la sua fedeltà e il suo amore, e così anche nella nostra storia brilla la sua fedeltà sui nostri peccati. Anch’io oggi mentre lo benedico e ringrazio per tanti doni, gli chiedo perdono di tante mie resistenze, infedeltà e peccati, e chiedo il dono dell’umiltà.

A tutti voi chiedo l’aiuto della vostra preghiera perché aiuti Kiko e anche me a portare a termine la missione che ci ha affidato, con l’aiuto di Maria Ascension.