Aperto il processo di beatificazione del primo membro del Cammino Neocatecumenale

20 Marzo, 2019

Dopo alcuni anni, si è conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione di Marta Obregón, la giovane donna assassinata nel 1992 dal cosiddetto “stupratore dell’ascensore”. La conclusione ha avuto luogo il 22 Gennaio 2019 nella Facultad de Teología del Norte de España (nella sede di Burgos). Hanno partecipato l’arcivescovo, monsignor Fidel Herráez Vegas; il postulatore diocesano della causa di beatificazione, Saturnino López Santidrián, il giudice delegato per la causa, Pablo González Cámara, il promotore di giustizia dell’arcivescovado, Jesús Manuel Val Ballesteros e il notaio Rafael Casado García.

La documentazione compilata dalla diocesi di Burgos è stata inviata alla Santa Sede, dove una commissione sta già istruendo il caso.

Per il vostro interesse, riportiamo le seguenti informazioni, pubblicate sul quotidiano ABC di Spagna:

Marta Obregón, la giovane ragazza di Burgos, assassinata dallo “stupratore dell’ascensore”, verso gli altari

ABC, 11/02/2019

MONTSE SERRADOR

Oggi giunge in Vaticano la causa di beatificazione di una giovane la cui vita esemplare e la sua difesa della virtù portano avanti un processo canonico iniziato nella diocesi nel 2011.

“Se potessi essere di esempio con la mia vita…” Sono parole che la giovane Marta Obregón lasciò scritte, senza nemmeno immaginare che i suoi desideri si sarebbero realizzati e, ancora di più, che anni dopo la sua tragica morte avrebbe iniziato un processo di beatificazione per portarla agli altari. Marta è stata assassinata il 21 gennaio 1992 da Pedro Luis Gallego, detto “lo stupratore dell’ascensore”, che alcuni mesi dopo uccise anche la vallisoletana Leticia Lebrato. La giovane donna di Burgos aveva trascorso il pomeriggio di quella fatidica giornata studiando in un centro giovanile della capitale e, dopo aver trascorso un po’ di tempo in preghiera nella cappella, era partita per casa. Sul portone è stata avvicinata dal suo assassino. Apparve sei giorni dopo, coperta di neve, alla periferia della città, con il corpo lacerato da 14 ferite da taglio e con evidenti segni di aver resistito a ciò che era diventato inevitabile.

A chi ha assistito alla veglia all’obitorio non è passato inavvertito il volto di Marta, “la sua dolcezza e serenità, è possibile solo in qualcuno che ha perdonato”, ha detto la madre della giovane donna qualche tempo dopo. Poche parole confermate dal poliziotto che ha partecipato al caso e ha trovato il corpo inerte: “È la prima volta che vedo un volto così pieno di pace”. Così, alcuni anni dopo, ha avuto inizio un percorso per riconoscere le virtù della giovane, il suo stile di vita e la sua tragica morte, cercando di difendere la virtù della castità. Stava per terminare la laurea in giornalismo, ha anche fatto i suoi “primi passi” a Burgos e aveva anche avuto un fidanzato, ma prima che un uomo senza cuore incrociasse il suo cammino, aveva già mostrato il suo desiderio di condurre una vita molto diversa e di trascorrere un po’ di tempo come missionaria del Cammino Neocatecumenale di cui faceva parte. La scelta della vita consacrata era anche nella sua testa, come testimoniano i numerosi viaggi al Monastero delle Clarisse di Lerma.

Oggi, 27 anni dopo la sua morte, arrivano in Vaticano 114 documenti (800 pagine) del processo diocesano di beatificazione di Marta Obregón, iniziato nel 2011 dal postulatore della causa, Saturnino López Santidrián, che li depositerà presso la Congregazione delle Cause dei Santi.

Ci sono anche 20 grazie ottenute

Un lavoro di otto anni in cui vengono fornite relazioni che vanno dai dati biografici di Marta e le circostanze della sua morte, alle testimonianze di chi l’ha conosciuta, alle persone che sostengono di aver ricevuto “grazie” per l’intercessione della giovane donna, sotto forma di guarigioni o soluzioni a situazioni familiari complesse. Ben 20 di questi “aiuti” sono forniti nei documenti. Va tenuto presente che in questo processo di beatificazione non è necessario che ci sia un miracolo, poiché si cerca la conferma della vita di martire della futura beata, per cui, se questo si compie, si considera direttamente unita al Mistero Pasquale, come ha spiegato Saturnino Lopez.

Che si tratti di “favori” o di miracoli, la verità è che la documentazione che arriva oggi a Roma comprende ben 20 casi di persone che affermano di aver curato la propria malattia per intercessione di Marta – compreso il caso di un bambino con un cancro già in metastasi e che è stato superato – o che hanno visto una via d’uscita da situazioni familiari complesse, soprattutto con protagonisti giovani e adolescenti.

Ma è necessario tornare al 2007 per trovare, con l’aiuto dell’allora arcivescovo di Burgos, Francisco Gil Hellín, l’inizio di una causa iniziata grazie a una lettera ricevuta da una persona c, Montserrat Agustí, amica della mamma e anni dopo membro della Commissione per la Beatificazione. Il prelato, dopo aver consultato i vescovi suffraganei della provincia ecclesiastica, ha chiesto a Roma il permesso di iniziare il processo. Nel 2010, la fondatrice del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, si è offerta come promotore della causa – sarà la prima beata di questa comunità cattolica -, e così la causa si è aperta ufficialmente il 14 giugno 2011. Oltre 50 testimoni hanno fatto dichiarazioni in questo tempo davanti a un tribunale diocesano composto dal delegato episcopale, da un promotore di giustizia e da due notai della diocesi. C’era anche una commissione storica.

Con tutta la documentazione sarà elaborata una “Positio”, che è una sorta di sintesi della causa che sarà analizzata da nove esperti teologi nominati dalla Santa Sede, dove la dottoressa Silvia Correale sarà la postulatrice. Ci sarà poi una nuova relazione che sarà trasmessa al Concistoro dei Vescovi e Cardinali che trasmetteranno il loro parere al Santo Padre per prendere una decisione definitiva.

Marta Obregón potrebbe allora diventare una delle poche beate riconosciute come martiri per aver preservato la loro castità. La sua morte avvenne proprio nella festa di Sant’Agnese, una vergine romana martirizzata per la stessa causa, come ebbe a dire Saturnino Lopez. La giovane ragazza di Burgos ha ricevuto 14 ferite da taglio, come anche Santa Maria Goretti, una ragazza italiana di 12 anni, canonizzata per lo stesso motivo. Sono coincidenze che, per molti, sono segni che si aggiungono alla vita di santità di questa credente di Burgos assassinata nel 1992.