Katholisch Akademie

10-06-2018

Questo è il Discorso del Cardinal Rouco nella presentazione del Libro di Kiko Argüello “Annotazioni” a Berlino

Questo è il primo Discorso da parte di un eccellente teologo e canonista, oltre che arcivescovo emerito di Madrid, che ha sempre accompagnato e sostenuto Kiko e Carmen con vicinanza, amore e affetto.  In questo discorso il cardinal Rouco descrive l’ambiente sociale e ecclesiale durante gli ultimi anni del Concilio Vaticano II nel quale il Signore ha ispirato Kiko attraverso la Vergine Maria, di formare “comunità che vivano in umiltà, semplicità e lode. L’altro è Cristo”. Ispirazione profetica che vediamo oggi realizzarsi.

Cardinal Rouco: Molto stimate signore e signori:

È per me un grande onore e una vera gioia presentarvi il libro Annotazioni 1968-2014” di Kiko Argüello, il fondatore del “Cammino neocatecumenale” insieme alla recentemente scomparsa Carmen Hernández e il Padre Mario Pezzi. La rinuncia a tradurre in tedesco la parola spagnola “Anotaciones”,  dimostra inequivocabilmente la sua singolarità: si tratta di semplici annotazioni? Di note semplici a un curriculum personale e ecclesiale? Di appunti autobiografici?  O è davvero un diario ristretto a un certo periodo di tempo?, dato che, di fatto, la distribuzione del testo è fatta sotto forma di note che si registrano quotidianamente – anche se con salti di date e persino di anni – eventi, incontri, esperienze spirituali e religiose, esperienze intime di preghiera, scritte poeticamente. La prima annotazione è datata 11 luglio 1989 a Pieve di Cadore; l’ultima il 20 agosto 2014 nella grotta del monte Moratalla vicino a Caravaca de la Cruz a Murcia, Spagna.

Dopo un’intensa lettura, però, mi è venuta in mente una parola che, a mio avviso, è molto più appropriata al titolo del libro: confessioni.

1. Sí, l’autore si riconosce come un figlio prodigo non solo della Chiesa ma anche di Dio, che ha ricevuto una grazia straordinaria attraverso la vicinanza materna di Maria, la madre del Signore, cioè la grazia di una irresistibile conversione della sua anima a Gesù Cristo, suo Signore e Salvatore. Il suo amore misericordioso, che lo fa traboccare, ha toccato il suo cuore negli anni decisivi per il futuro della persona, gli anni di crescita umana e spirituale della gioventù che matura: decisivi per la salvezza o la rovina dell’uomo.

Così lo esprime lui: “Ti sei avvicinato a me e ti ho crocifisso. Non hai resistito al male, non sei fuggito, hai continuato ad amarmi, volevi entrare in me. Ti ho ucciso quando il tuo IO si è fatto un TU. Ti sei offerto per me, assassino, e Dio Padre ha accettato la tua offerta e ti ha risuscitato. Mi ha perdonato e mi hai fatto per sempre una carne con Te. È apparso l’amore che non conoscevo” (ann. 22). “Oh, che dolore la vita e i miei peccati, senza di Te!” (ann. 18). Proveniente da una famiglia madrilena di classe media, il giovane pittore di talento – che aveva vinto il premio nazionale di pittura spagnola alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso e con un futuro promettente – si trovò immerso in una crisi spirituale molto profonda e sentendosi chiamato dal Signore a condividere il suo destino con i poveri dei sobborghi di Madrid. Una città con quartieri fangosi che sta crescendo fino a diventare una città di milioni di abitanti, gravata dall’enorme peso di varie problematiche sociali. Così si presentava Madrid, capitale della Spagna, appena venti anni dopo la fine dei tre anni della guerra civile. Con la Bibbia in mano e una chitarra a gtracolla, il giovane pittore Kiko Argüello con barba lunga e un abbigliamento trascurato – un autentico hippy! – andò a incontrare i più poveri in corpo e anima nelle baracche della periferia più abbandonata di quella grande città che cresceva a un ritmo vertiginoso demograficamente e architettonicamente. Quello che contava per lui un annuncio diretto, forte e allo stesso tempo umile del Kerygma evangelico agli uomini in cui il potere del peccato e della morte aveva agito nel modo più avvilente, ferendo gli aspetti più elementari della dignità umana. Con questi, i più poveri tra i poveri, Kiko ha condiviso un tavolo e un tetto, amicizia e disponibilità al servizio, in una parola, il suo destino: con Mariano, ubriaco tante notti, con Joaquín e Antonia, José Agudo e Rosario… con il signor Juan, che “dormiva tra i rifiuti”, con Carmen “bis”[1], la moglie di Mariano, con il “Chulo muletas”, “il bullo con le stampelle”, che chiedeva l’elemosina in metropolitana… e con molti altri. [1] Carmen “bis”, per distinguerla da Carmen Hernández: era una donna del Centro di Madrid, di buona famiglia, che di tanto in tanto si recava tra i baraccati portando delle medicine. (Nota del tr.). E poi anche con i quindici cani malconci, senza padrone, che gli si sono attaccati e lo hanno seguito… e inseguito!, fino all’autobus e alla stazione della metropolitana di Atocha, fino a quando, finalmente, la polizia ha fermato lui e i cani, suoi amici, e li ha buttati fuori. “I cani mi hanno accompagnato tanto felici”, racconta, “su per le scale. E fu inutile dire che non erano miei…”. In questa zona, umanamente desolata – si chiamava “Palomeras” -, è nata la prima piccola comunità neocatecumenale.

Le lezioni tenute dal professor Pedro Farnés all’Istituto Pastorale di Madrid, in cui avvenne l’incontro con Carmen Hernández, significarono per lui la scoperta intellettuale della profondità teologica alla base del rinnovamento ecclesiologico e liturgico del Concilio Vaticano II, che avrebbe dato al processo di formazione ecclesiale e spirituale delle prime comunità neocatecumenali un fondamento sano e solido, per ciò che si riferiva alla dottrina, alla catechesi e alla pratica liturgica. In quest’ora della nascita del Cammino Neocatecumenale non sono mancati la comprensione pastorale, l’appoggio canonico e la simpatia personale del primo arcivescovo di Madrid, D. Casimiro Morcillo, una delle figure , una delle figure più importanti tra le migliori di quell’episcopato modellato dal Concilio Vaticano II. In quell’inizio di una nuova forma di evangelizzazione, veramente ricca di avventure, Kiko Argüello sentì con commozione la vicinanza del Signore, percepibile nel più profondo della sua anima: “La mia vita eri Tu, Signore, … e la tua presenza costante”:

“Gesù mio…
L’amore, il tuo amore a me,
totale, assoluto, infinito, pieno di tenerezza e compassione.
Certo sei, Signore.
Vorrei essere e essere in Te,
alba d’amore, di vita eterna.”
(ann 459).

La risposta alla domanda del male – “Che mistero il male! Perché? Si ruba, si mente, si commette adulterio, si assassina, si uccide… la ragione impazzita e l’anima affondata” – è Lui, la Sua misericordia!

“Per il nascosto sentiero,
in quella selva oscura,
per la segreta scala travestita
di mille ahi d’amore,
con l’anima addolorata…
O Gesù, abbi compassione di me!…
“Fammi uno, perfettamente uno, in Te”.
(an. 456-461).

2. Confessioni di un carisma straordinario ricevuto e accettato per il bene della Chiesa universale.

Era il tempo storico-spirituale di un’esperienza conciliare che avrebbe segnato un’epoca nella storia della Chiesa. Un tempo pieno di domande, dubbi e confusioni pastorali; ma anche di un respiro teologico e pastorale più vigoroso. In quella congiuntura storico-salvifica per la Chiesa, il Signore, suo Divino Fondatore, suo Capo e Pastore supremo, vero e invisibile, come avvenne in tutte le sue tappe storiche di transizione rinnovatrice, la riempì di quei doni speciali dello Spirito Santo, cioè di quei “dona” straordinari, “charismata clarissima”, di cui aveva chiaramente parlato il Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium (cfr. LG 12).

La conversione che Kiko Argüello sperimentò nel tempo immediatamente anteriore al Concilio – un ritorno incondizionato alla casa del Padre! – non fu solo spiritualmente, ma anche apostolicamente ed ecclesialmente così trasfigurante che per lui la sequela di Cristo era solamente concepibile nella forma apostolica di un’esistenza totalmente dedicata alla Missione all’interno della comunità ecclesiale ed oltre i suoi confini esterni ed interni. Nel più profondo del suo cuore gli doleva non solamente il proprio peccato, ma anche il peccato dei suoi contemporanei, specialmente i peccati degli uomini di un’Europa che era stata cristiana e della sua patria, la Spagna: “Io sono un essere spregevole e ipocrita… O Gesù, Signore mio… Vieni! Aiutami… Solo in Te trovo amore per gli altri… Mi commuovono le loro miserie e sofferenze, e penso… se conoscessero il tuo amore… Tu fosti scacciato dalla città, portato fuori da essa, come si porta fuori la spazzatura, come si portava fuori il capro espiatorio sul quale erano stati riversati tutti i peccati del popolo” (Ann. 24).

Di nuovo era urgente annunciare il Kerygma in tutta la sua esplicitazione evangelica, apertamente e pubblicamente. “La nuova evangelizzazione”, che San Giovanni Paolo II più tardi avrebbe rivendicato e fomentato con tanta energia e tenacia per tutto il tempo del suo pontificato, cominciava ad albeggiare. La premessa indiscutibile per la sua feconda realizzazione cristiana scaturiva dalle parole che la Santissima Vergine Maria aveva rivolto a Kiko Argüello – secondo la sua testimonianza – l’8 dicembre 1959: “Bisogna fare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazaret, che vivano in umiltà, semplicità e lode; l’altro è Cristo” (Ann. p. V).

Di fronte alla molto profonda e diffusa crisi di fede in cui si trovava il mondo cristiano e soprattutto il continente europeo di antica cristianità (“La cultura europea dà l’impressione di una ‘apostasia silenziosa’ da parte dell’uomo autosufficiente che vive come se Dio non esistesse”, dirà poi il Santo Padre Giovanni Paolo II nella sua Esortazione post-sinodale “Ecclesia in Europa” del 28 giugno 2003, n. 9), sono diventate indispensabili le piccole comunità ecclesiali. Il cammino pastorale appropriato, e poco meno che indispensabile, per raggiungere questo obiettivo, dovrà essere l’istituzione e la pratica di un neocatecumenato per battezzati, in una forma rinnovata rispetto a quello che era stato l’antico catecumenato dei primi secoli della storia della Chiesa. Tenuti come per mano dalle annotazioni di Kiko Argüello si può apprezzare molto bene come il nuovo carisma del Cammino neocatecumenale si è sviluppato spiritualmente, ecclesialmente, pastoralmente e canonicamente negli ultimi cinque decenni della storia della Chiesa contemporanea. Di fronte all’incomprensione teologica, e soprattutto pastorale, di molti – sia chierici che laici – c’è stata l’accoglienza entusiasta di non pochi sacerdoti e fedeli, ai quali si è aperto un nuovo orizzonte spirituale e apostolico. Un orizzonte in cui è diventato sempre più evidente che un rinnovato concetto della pastorale diocesana e parrocchiale, veramente cristiana ed evangelizzatrice, era possibile e realizzabile, e, di certo, nella direzione di un’assunzione autentica e fedele della dottrina sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, come insegnava la Costituzione dogmatica Lumen Gentium e anche la Costituzione pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo di oggi.

Seguendo il filo narrativo delle Annotazioni, che contengono e forniscono numerosi dati, si comprova come l’iniziatore del Cammino Neocatecumenale insieme a Carmen Hernandez e al Padre Mario Pezzi hanno viaggiato per il mondo intero a un ritmo che toglie il fiato, affaticandosi fino all’esaurimento, in uno spazio di tempo di appena due decenni per annunciare loro stessi il Kerygma del Signore risorto, per incontrare e incoraggiare gli “itineranti”, per riunire i fratelli e le sorelle delle comunità neocatecumenali, per rafforzarli nella loro missione nel mondo, soprattutto per quanto riguarda la testimonianza coraggiosa e al tempo stesso umile della famiglia cristiana. Emergono, d’altro parte, gli ostacoli intraecclesiali. Il rifiuto di sacerdoti e di vescovi, l’ostilità di fratelli cattolici e le informazioni spesso distorte e false di social media della Chiesa sono state molto dolorose. Non meno dolorose sono state le campagne diffamatorie condotte da mezzi di informazione ostili alla Chiesa, con cui il fondatore del “Cammino” ha dovuto anche confrontarsi. Il 1° giugno 2001 scrive: “Sto uscendo da una prova, da una tentazione terribile. Ho conosciuto il dolore di soffrire la calunnia, il tradimento e la menzogna. Mi hanno falsamente denunciato e accusato con menzogne. Mi hanno giudicato e condannato senza ascoltarmi. Il Signore mi ha consegnato ai miei nemici” (Ann. 337). Fu ferito soprattutto, e molto profondamente, dalla cattiveria delle critiche dispregiative, diffuse nell’opinione pubblica madrilena in una forma che offendeva e umiliava, contro i suoi dipinti nell’abside della cattedrale dell’Almudena in occasione delle nozze del principe ereditario della Corona, Don Felipe a Donna Letizia. Giovedì 2 giugno 2004, Kiko ha annotato: “Ritorno a queste pagine dopo essere stato sbattuto e scosso, esposto a pubblico ludibrio, insultato…” (Ann. 386).

Non di meno, la consolazione che stava per sperimentare nel suo “Calvario” ecclesiastico e laicale sarebbe stata tanto più calda e grande. Il riconoscimento canonico del “Cammino” da parte dei Papi – il Beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – arrivò sempre nel momento giusto, quando crescevano gli atteggiamenti ostili di amici e nemici e la forza del “seduttore” delle anime diventava ogni volta più potente. Dopo la lettera elogiativa di Paolo VI, al passaggio agli anni settanta del secolo scorso, nel primo periodo postconciliare, è arrivata l’approvazione degli statuti di Giovanni Paolo II, il 29 giugno 2002; seguita dall’approvazione definitiva di Benedetto XVI, il 13 giugno 2008 e del Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale, a gennaio del 2012.

La stima che San Giovanni Paolo II ha professato e manifestato al fondatore del “Cammino” era commovente. Il 25 settembre 2002, approvati gli statuti, Kiko riferisce: “Il papa ci ha ricevuto a Castel Gandolfo. C’erano tutti gli itineranti, i parroci e i responsabili delle comunità più antiche. A Carmen e a me, quando siamo andati a salutarlo, ha dato un bacio, mostrando davanti a tutti l’amore che ha per noi. Signore, dà al papa salute, forza profetica e consolazione!” (Ann. 376).

Le comunità del “Cammino” crescevano in tutto il mondo, il numero degli itineranti aumentava senza interruzione, si fondavano seminari “Redemptoris Mater” ovunque nel mondo, in un numero sempre maggiore di diocesi, sorge una nuova formula, finora sconosciuta, di Missio ad Gentes: le famiglie in missione. Gli incontri con gruppi di vescovi di tutti i continenti son sempre in aumento: si svolgono nei rispettivi paesi o nella “Domus Galilaeae”, presso il mare di Galilea. Si rivelano come un’opportunità, spiritualmente molto stimolante, per avere a cuore il vero senso della “comunione” gerarchica nella Chiesa e per approfondirlo. Kiko è stato spesso nominato dai papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI come “uditore” nei sinodi episcopali da essi convocati. I segni di grande apprezzamento ecclesiale per il “Cammino” si ripetono e si moltiplicano costantemente.

3. Erano finite per Kiko le tribolazioni interiori ed esteriori del corpo e dell’anima?

Se si giunge fino alla lettura dell’ultimo appunto delle “Annotazioni” del 2014, si percepisce come nell’andatura più profonda del suo cuore e nella sua esistenza personale abbia avuto ripercussioni fino alla fine, sempre più purificatrice e santificatrice, l’esperienza spirituale della “notte oscura dell’anima”. In conclusione, nelle “Annotazioni” di Kiko Argüello risplende una singolare figura di una spiritualità cristiana molto profilata che risponde ai “segni dei tempi”, cioè ai bisogni più intimi dell’uomo di oggi. Nelle circostanze più difficili e nelle situazioni più dolorose che dovette attraversare cristianamente ed ecclesialmente, Kiko cercò in modo conseguente di pregare e contemplare la solitudine del deserto. Nella grotta di Moratalla, a Murcia, in Spagna, ha sempre trovato rifugio. La pietà cristologica e mariana, d’altra parte, fluisce poeticamente dalle numerose preghiere rese in forma di poesia e che accompagnano spiritualmente il corso di tutta la sua vita, così come si riflette nel susseguirsi delle “annotazioni”. La lettura spirituale quotidiana della Sacra Scrittura – dell’Antico e Nuovo Testamento – e, soprattutto, facendola signoreggiare, la familiarità con i Salmi, spiritualmente assaporata e mai trascurata, impregnano la sua vita di preghiera. L’influenza teologica e ascetica degli antichi “padri del deserto” si raccoglie espressamente in diverse pagine delle “Annotazioni”. Il paradigma letterario e l’esperienza spirituale di San Giovanni della Croce nel suo Cantico Spirituale (con alcune citazioni di Santa Teresa di Gesù), che lo affascina, conferiscono alla personalità interiore ed ecclesiale di Kiko Argüello i tratti fondamentali più caratteristici della spiritualità classica spagnola. Così si esprime nelle sue ultime poesie con cui chiude le “Annotazioni”:

“Vorrei essere, piangendo,
compagno dell’anima,
Gesù mio,
un cervo ferito che,
perso nel bosco oscuro,
non trova consolazione.
Cervo assetato,
cervo ferito”
(Ann. 499).

“E vivere e vivere
nel ricordo costante di Te.
In questo senza fine di istanti
che non cessano,
con il mio cuore ferito”
(Ann. 500).

La morte di Carmen, il 19 giugno 2016, lo riempì di dolore:

“Perché piangi, anima mia?
Perché piangi?
Carmen se n’è andata con il Signore”
(Ann. 506).

“Quanto deve il Cammino a Carmen!” (Ann. 505).

Alla fine della lettura di questo libro di confessioni di Kiko Argüello – confessioni di una vita data incondizionatamente al Signore e alla sua Chiesa, confessioni di uno straordinario carisma per la Chiesa del Concilio Vaticano II – è molto facile concordare con la frase valutativa sul “Cammino” che il nostro Santo Padre Francesco ha espresso il 5 maggio di quest’anno [2018] davanti a migliaia e migliaia di fratelli venuti da tutto il mondo a Roma, a Tor Vergata, per celebrare i 50 anni delle sue primizie romane: “Cari fratelli e sorelle, il vostro carisma è una grande grazia di Dio per la Chiesa del nostro tempo”. Kiko conosceva molto bene – le parole della Madre del Signore, ascoltate da lui nella sua casa paterna di Madrid in quei lontani giorni della sua conversione, non le ha mai dimenticate – che il “Cammino” come un meraviglioso carisma per la Chiesa del nostro secolo non sarebbe stata possibile senza l’intercessione di Maria e che il suo “solo a solo” non avrebbe mai avuto luogo: “Egli ti dice: ‘Ecco tua Madre’. Sì, Lei mi aiuta a non scendere dalla volontà di Dio, a non peccare. Lei ha conosciuto nel suo cuore il dolore del peccato sulla carne del suo Figlio, Lei sa, Lei conosce, Lei ti aiuterà. Lei, che è viva in cielo, prega per me” (Ann. 180).

Kiko: Adesso tocca a me. Parlo in spagnolo?

Card. Rouco: Er kann auf Deutsch reden, wenn er will, natürlich. (Può parlare in tedesco, certamente, se vuole)

Kiko: Molte grazie al signor cardinale. Saluto tutti. Sto in Germania, no? È che sono appena arrivato in aereo. E non so dove siamo. Bene, viva la Germania. Viva la Germania!

Gente: ¡Viva! (Applauso)

Qualcuno di voi, forse lo apre e vede: “Ricevere insulti e amare il nemico. Cominciare ad essere umile è non giudicare. Non è male. “Giudica il giudice. Giudica chi crede di conoscere e possedere la verità… “Non giudicate!” Ricevere insulti… Amare il nemico. Sentire il cuore incendiato dal fuoco, che tutti conoscano lo Spirito Santo e ricevano l‘amore di Dio. Sangue e carne di Gesù. Morta la morte, vittoria. E la piccola Maria sotto la croce, con una spada nell’anima” Sono cose scritte così. “Come ho potuto? Signore, voglio fare la tua volontà… L’amore verso il prossimo è la tua volontà. “L’altro è Cristo”. Dammi la grazia del tuo Spirito per amare l’altro come Tu lo ami. Solo il tuo Spirito mi spinge e mi aiuta a salire sulla croce. Mille demoni mi vogliono divorare. Guai a me, che mi condannerò. Sono un superbo, un lussurioso, un pigro, un vanitoso. Guai a me, che ti tradisco. Guai a me, che metto in pericolo tutto quello che fai” “Due vie: O do la vita al mio prossimo o gli do la morte con i miei peccati. Mille demoni mi accerchiano: nel nome del Signore li vincerò. Nel tuo nome mi umilierò, per il tuo nome vincerò e potrò restare senza nulla, solo con Te.” “Oggi, Vergine del Carmelo, 16 luglio dell’anno 1994 – . Sono tanti i miei peccati… Santa madre di Gesù, intercedi per me”.

Ecco, sono confessioni. Sfoghi dell’anima. Io dico al Signore: Cosa vuoi da me? Chi sono io? Che vuoi fare con me? Abbi pietà di me. Abbi pietà. Che difficile è vivere, abbi pietà di me. Per questo, il Signore ha voluto farmi venire qui, in Germania, che stia qui e vi dia una parola come posso. Siate buoni e pregate per me.